Petizione popolare: #maipiùsoldiaidelinquenti


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In Italia i ladri e i rapinatori che subiscono danni in seguito alla reazione delle loro vittime possono chiedere a queste ultime un risarcimento. Oltre al danno, la beffa.

Petizione popolare: #maipiùsoldiaidelinquenti

La petizione chiede di integrare l’art. 2043 del Codice civile  che testualmente recita: “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

Tale  articolo costituisce la fonte da  cui discende la possibilità per i rapinatori o per coloro che saccheggiano le case dei cittadini italiani compiendo violazione di domicilio e furto di chiedere il risarcimento del danno in caso di reazione dell’aggredito.

La nostra proposta chiede di  modificare per integrazione l’art 2043 del Codice civile aggiungendo il seguente inciso: salvo che esso non sia stato originato o determinato da reazione contestuale alla condotta dolosa illecita del danneggiato, contro la persona del danneggiante, o i suoi familiari, o ausiliari, nonché contro il suo domicilio, i suoi beni o la sua attività lavorativa”.

Tale nuova stesura dell’articolo 2043 del Codice civile precluderebbe la possibilità per i malviventi e per i loro familiari di chiedere i danni in un processo civile ma anche di costituirsi parte civile nel processo che veda indagato chi si è difeso.

In altre parole, se il danno è cagionato in occasione della condotta dolosa  illecita del danneggiato contro la persona del danneggiante o dei suoi familiari o ausiliari, nonché contro i suoi beni o il suo domicilio, o il suo lavoro,  non è dovuto alcun risarcimento per il danneggiato  e per i suoi eredi, che, conseguentemente, non potranno né proporre azione civile, né costituirsi parte civile in sede penale.

La proposta di inserire nell’art. 2043 del codice civile tale inciso dopo l’unico comma di cui esso attualmente si compone, nasce dalla sempre più avvertita e pressante esigenza di garantire l’individuo rispetto alla peculiare e imprevista condizione in cui si viene a trovare quando è indotto a reagire ad un altrui atto predatorio e/o violento diretto a ledere quanto innanzi elencato.

Infatti, nell’attualità si assiste, da un lato al dilagare di una malavita sempre più variegata, sfrontata e aggressiva, e dall’altro lato, alla difficoltà delle Forze dell’Ordine a prevenirla o arginarla, anche per insufficienza di organico e di mezzi rispetto al territorio da controllare.

L’oggettiva carenza di protezione che ne deriva all’individuo comune, pone quest’ultimo, talvolta, nella condizione di reagire anche scompostamente e inappropriatamente all’azione aggressiva cui venga assoggettato o cui vengano sottoposti la sua persona, i suoi beni, il suo domicilio o il suo lavoro. Va considerato, al riguardo, che mentre il malavitoso ha tutto il tempo per studiare le abitudini della vittima e programmare la sua azione criminosa, talvolta nei minimi dettagli, l’individuo colto di sorpresa da tale attività predatoria e/o violenta, deve spesso decidere in pochi attimi la propria reazione, il più delle volte impulsiva e priva di ponderazione proprio per la carenza di tempo disponibile. Ne deriva, a prescindere dall’intenso dibattito che si sta sviluppando in tema di riforma dell’art. 52 c.p. (“difesa legittima”), che appare giusto riservare una particolare esenzione da responsabilità risarcitoria civile a chi abbia cagionato un danno all’aggressore in occasione della di lui condotta dolosa, cui abbia contestualmente reagito. In tali casi, indipendentemente dalla responsabilità che venisse accertata in sede penale, non appare ragionevole infliggere al danneggiante-aggredito anche una responsabilità risarcitoria verso l’aggressore-danneggiato. E ciò perché gli si deve riconoscere l’assoluta assenza di volontà e programmazione lesiva, nel momento  in cui tenta di difendere i valori primari di cui sopra dall’imprevista aggressione altrui, contro cui reagisca.  In questo caso, il danno patito dall’aggressore, che, al contrario, può prevederlo e metterlo in conto, è neutralizzato da un’esimente da responsabilità civile, apparentabile con le categorie del fortuito e della forza maggiore, ovvero dello stato di necessità. Tale esenzione da responsabilità è definibile come scusabile incapacità di una reazione diversa, sulla base di una presunzione assoluta di una temporanea e incolpevole perdita di controllo dell’uomo medio.

Non può essere infatti ignorato che colui che vede entrare in casa propria o nella propria azienda il ladro, o si veda minacciare da un rapinatore, precipiti in uno stato d’ansia che offusca inevitabilmente le sue capacità mentali e azzera, fatalmente, le sue capacità di discernimento giuridico della proporzione tra azione e reazione.

Quindi, l’inserzione normativa proposta andrebbe a esimere da responsabilità risarcitoria civile anche le reazioni eccedenti o non proporzionate, all’unica condizione che siano state poste in essere in occasione di condotte dolose illecite, nella specie di violazione di domicilio, furto e rapina, consumati o tentati.

Il nostro ordinamento già prevede un trattamento deteriore, laddove in un’azione umana lesiva di diritti contrattuali o extracontrattuali, compaia l’elemento del dolo, cioè della direzione univoca volontaria e consapevole, cosciente e preordinata, a produrre un danno ad un terzo soggetto ignaro e incolpevole.  Basti pensare che, in materia contrattuale, se l’inadempimento è doloso, la responsabilità risarcitoria si estende anche ai danni non prevedibili (art.1225 c.c. prevedibilità del danno: “se l’inadempimento o il ritardo non dipende da dolo del debitore, il risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l’obbligazione”); sempre in materia contrattuale, il dolo dell’assicurato esclude l’indennizzo assicurativo ai sensi dell’art. 1917 c.c. in base al quale: “nell’assicurazione della responsabilità civile l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto. Sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi

In materia sia contrattuale, che extracontrattuale, l’art. 1227 c.c. sanziona, poi, ai fini di una riduzione del danno, il concorso colposo del creditore a cagionarlo, ma nulla dice riguardo alla fattispecie che il concorso sia stato doloso, ovvero originato da una programmata e premeditata azione penalmente rilevante di violazione di domicilio, furto o di rapina, consumati o tentati, verso le altrui persone, o gli altrui beni.

Sotto questo profilo si può argomentare quanto segue: l’art. 1227 del codice civile, che nel primo comma  stabilisce se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate”, mentre, al secondo comma recita “ il risarcimento non è dovuto, per i danni, che il creditore avrebbe potuto evitare, usando l’ordinaria diligenza”, contiene un vuoto di previsione normativa relativamente al caso in cui il danneggiato abbia posto in essere una “provocatrice” condotta dolosa diretta contro i suddetti  “beni”. La proposta di integrazione del testo dell’art. 2043 c.c. andrebbe opportunamente a colmare detto vuoto, rispondendo al bisogno di non colpevolizzare, anche sul piano risarcitorio, chi abbia reagito, per avventura, impropriamente o in eccesso, alla suddetta condotta dolosa illecita altrui, nell’ambito di un pericolo che non è stato da lui volontariamente causato.

Del resto, se il Legislatore, al secondo comma dell’art. 1227 c.c., nega qualunque risarcimento per “i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza”, implicitamente esclude, e in maniera tanto radicale da non postulare neppure un’espressa formulazione, qualunque risarcimento del danno in favore di colui che se lo è procurato addirittura  con una propria condotta dolosa, in quanto la stessa è per sua stessa natura incompatibile con  qualsiasi diligenza, o totalmente priva della stessa.

In definitiva, con la proposta inserzione il danno causato dall’aggredito, quand’anche ingiusto, verrebbe ad essere non risarcibile, perché indotto dalla dolosa condotta aggressiva altrui, purché  in conseguenza di una reazione contestuale alla stessa.

La modifica di legge proposta non obbedisce al cosiddetto “diritto penale del nemico” o “diritto penale dell’emergenza”, né indulge al “populismo penale”, ma mira semplicemente a salvaguardare da obblighi risarcitori chi non aveva alcuna preventiva volontà o previsione di assumerli, avendo semplicemente reagito d’impulso ad un’altrui imprevista e imprevedibile, non voluta e non provocata, condotta dolosa illecita di violazione di domicilio, furto o rapina, contro rispettivamente la propria persona, i propri familiari, i propri ausiliari, i propri beni e la propria attività lavorativa. Cioè contro valori tutelati anche dalle norme internazionali della CEDU.

Ci prefiggiamo di raccogliere 500.000 firme a sostegno di questa petizione e di inviarla, ad obiettivo raggiunto, a tutti i capigruppo di Camera e Senato affinché si facciano parte diligente per la sua approvazione.

NESSUNO TOCCHI ABELE. Associazione nazionale vittime delle rapine e dei reati predatori